AG-3089 Punto strategico d’osservazione delle migrazioni forzate nel Mediterraneo, l’Italia è un luogo centrale per avviare una riflessione critica sulle dinamiche di protezione rivolte a rifugiati e richiedenti asilo. Riflettori mediatici e discorsi politici puntati sugli sbarchi costantemente riducono lunghe e violente rotte migratorie al breve momento dell’arrivo, circondando di silenzio sia i percorsi intrapresi da uomini e donne prima del loro approdo sulle coste italiane, sia le strutture della marginalità cui sono esposti nei luoghi d’arrivo. Un istante d’ostentazione mediatica che fa scomparire persone ed esperienze nelle repentine invocazioni d’emergenza, nei numeri e nelle procedure burocratiche, o ancora sotto ad immaginari respingenti e razzisti.

Lo scenario che raccontiamo non termina nelle prime procedure di controllo e identificazione.

Campi d’accoglienza, abitazioni e insediamenti improvvisati, luoghi nati dall’abbandono istituzionale, spazi di transito e d’incontro informale, come piazze o stazioni, lavoro fatto spesso di espedienti e sfruttamento scandiscono protratte attese, rituali burocratici, vulnerabilità sociale ed economica riempendo il tempo successivo all’approdo. Immaginari che dipingono i rifugiati come vittime, invasori, persone pronte ad approfittarsi dei luoghi d’arrivo e permanenza, o ancora non meritevoli di protezione sono infranti da immagini che rivendicano sofferenza, grida d’ingiustizia, cura del sé, autonomia e volontà d’azione.