Università Bicocca Milano
15 Dicembre 2015
ore 14.30 edificio U16 aula 12
Il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca è lieto di invitarvi alla giornata Antropologia e Migrazioni. Ricerche, prospettive, immagini il giorno 15 dicembre 2015 a partire dalle 14:30 presso l’aula 12 dell’Edificio U16 (via Giolli, angolo via Thomas Mann).
“Stay Human. Il cammino europeo verso l’integrazione lungo i sentieri della conoscenza” Una discussione sulle forme di accoglienza europea ai rifugiati.
Siamo in un momento storico in cui i flussi migratori provenienti da Africa e Medio-Oriente, causati spesso da contesti di guerra civile, miseria e insostenibili condizioni ambientali, colpiscono con vigore e speranza il territorio europeo. In questa situazione emerge l’incapacità di gestione della crisi umanitaria più grave del nostro tempo da parte delle nostre Istituzioni e spesso si affermano risposte nazionaliste e razziste delle forze di estrema destra, così come dimostrano gli ultimi provvedimenti adottati in Ungheria.
Evento inaugurale
Venerdì 13 novembre 2015 ore 18.00
Parma, via Bandini 6
Dopo l’approdo. Un racconto per immagini e parole sui richiedenti asilo in Italia.
Campi di accoglienza e abitazioni improvvisate, piazze e stazioni, economie regolari o fatte di espedienti, attese protratte e rituali burocratici, violenza sociale, esclusione e abbandono istituzionale scandiscono tempi e spazi della richiesta d’asilo in Italia – questa lunga documentazione iniziata in Sicilia e arrivata nelle città del nord Italia racconta con fotografie e narrazioni esperienze e storie, condizioni e vicissitudini dei richiedenti asilo dopo il loro approdo sulle coste italiane.
Punto strategico d’osservazione delle migrazioni forzate nell’area euro-mediterranea, l’Italia è altresì un luogo centrale da cui far partire una riflessione critica sulle dinamiche di protezione rivolte a migranti e richiedenti asilo. Certo, i riflettori mediatici e i discorsi politici puntati sugli sbarchi rischiano sempre di ridurre lunghe e violente rotte migratorie ad uno spazio temporale ristretto, coincidente con l’approdo. La spettacolarizzazione degli arrivi via mare getta, infatti, un’ombra sulle reali esperienze di uomini e donne richiedenti asilo, circondando di silenzio i percorsi che caratterizzano il tempo dopo l’approdo sulle coste italiane. Un istante d’esposizione mediatica che fa scomparire i soggetti, le loro esperienze e attese sul futuro nelle grida d’emergenza, nei numeri e nelle procedure burocratiche. Eppure, le storie di migrazione e le immagini raccolte in questo progetto collettivo esclamano a gran voce l’importanza di documentare condizioni e vicissitudini di uomini e donne che chiedono protezione in Italia, o che transitano dall’Italia verso altri paesi europei.
[da Pinelli/Ciabarri “Dopo l’approdo. Un racconto per immagini e parole sui richiedenti asilo in Italia” Editpress, Firenze]
Sulla fotografia Barbara Pinelli
Guardate, dicono le fotografie, questo è ciò che succede Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri
«Vediamo se, guardando le stesse fotografie, proviamo gli stessi sentimenti» scriveva Virginia Woolf (1980 Le tre ghinee Milano Feltrinelli) immaginando uno scambio epistolare con un avvocato su fotografie che ritraevano immagini della guerra civile spagnola. Pur riconoscendo l’importanza di quel libro, è ampia la discussione che Susan Sontag (2003 Davanti al dolore degli altri Milano Mondadori) dedica alle riflessioni della scrittrice inglese. Due questioni in particolare occupano spazio nelle sue pagine. La prima richiama la condivisione dell’immagine e destabilizza l’esistenza di un «noi» destinatario collettivo e indistinto che, di fronte alle stesse immagini si presume reagisca con una medesima empatia emotiva. Di fronte alle fotografie di guerra, tutti, scrive Virginia Woolf, «se non sono mostri», devono reagire con orrore e disgusto. La seconda riguarda l’immagine fotografata: la guerra spagnola parla dell’atrocità della guerra in generale, ed è di fronte ad essa che il pubblico deve inorridire. Di fronte cioè ad immagini di guerra che le fotografie raffigurano come fatto oggettivo e vero, e non come risultato di coordinate storiche e politiche.
Questo sito e gli strumenti terzi da questo utilizzati, possono avvalersi di cookie per scopi funzionali, pratici e statistici secondo le finalità illustrate nella cookie policy. Cliccando su "Ok" o continuando la navigazione, dai il consenso all'utilizzo di cookie.OkNoLeggi di più